Prendiamola con filosofia...
Bisogno di complessità. Quella fertile dei filosofi non quella riduzionista della matematica per capirci. Quella che non dà soluzioni, ma dubbi, precipizi, baratri, contraddizioni, quella del labirinto in cui non si ha paura di perdersi. Bisogno della stessa complessità anche in amore. Bisogno di chi capisca che folle gelosia e assoluta fiducia sono la stessa cosa in quell’universo. Che il più totale abbandono è possibile solo quando si è perfettamente padroni di sé. Che si è tanto più egoisti quanto più generosi. O di chi magari non capisca, ma continui ad amare. E condividere.
Perché le varie forme espressioni di questa energia sono disordinate quanto caparbie, si intersecano a volte, si sommano altre, più spesso si ostacolano e lottano una contro l’altra. E non ci sono leggi teoremi o riduzionistici aut aut in grado di risolverne le tensioni. Non possono essere regolate né pagate o ripagate, continueranno a nascerne disastri ed estasi, disastrose esplosioni e dolorose dispersioni.
Perciò a volte non importa se una discussione termini con un’accesa risata o con un’incandescente discussione.. Ciò che ci ha spinti a cercarla è forse solo l'emozione di desiderare che le nostre emozioni fossero comprese, e l’unica delusione è quella di vederle ignorate. O sminuite.
Il contrario dell’ironia, lo dico sempre, non è la tragedia, ma l’indifferenza.
A volte non importa neanche il contenuto, ripetuto magari all’infinito, quanto il tono di voce. Che è come dire: sì il testo di questa canzone lo conosco già perfettamente, ciò che voglio sentire come la canti tu...
Grazie di capire tutto ciò. Alla fine.. :-)




