martedì, 22 gennaio 2008

Post… bellum

Il bello di queste giornate trascorse in continuo assetto bellico, mille attacchi altrettante sfide e vittorie, è che non ho stranamente nessuna voglia di parlartene la sera. Né di sfogarmi né di vantarmi.
Solo miagolare desiderare programmare attendere. Insieme.
Forse non sai quanto sia bella e importante questa cosa qui.
Volevo dirtelo, ecco.

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sabato, 19 gennaio 2008

Sono democratico quindi decido IO.. (parte seconda

Nella vita è sempre una questione di sintassi. E di parole. Sono una delle poche cose rimaste uniche e nostre. Dal primo vagito all’ultimo rantolo. Troppo importanti perché le si possa sprecare. Troppo precise perché le si possa usare a sproposito.
Io non so se uscirò vincente anche dalla battaglia assembleare di stasera. Perché stasera, ad essere precisi, sarà la Guerra. E non so neanche se ho più voglia di combatterla contro chi non conosce il valore delle parole. Non so se detesto di più la falsa neutralità  la velenosa indifferenza o il simulato fervore di chi sembra sniffare un cocktail adrenalico solo quando gli si piazza il microfono sotto il naso. Sono tutte parodie di passioni. Destinate ad evaporare nel giro di un’assemblea. Ecco sì, forse la cosa che detesto di più sono le meditate parodie delle passioni per fini meramente personali.
Perciò non so.
Non so se riuscirò ancora a combattere con chi crede che un’ingiustizia sia tale certo, ma solo se non ci procura alcun personale vantaggio. Se no non si chiama ingiustizia ma “riconoscimento di meriti” o “compromesso”. E no cazzo! Sempre ingiustizia è. Le parole hanno un significato. E un peso. Ma vabbé in fondo perché stupirmi di questa mia esperienza politica? Non molto tempo fa ho vissuto gli stessi incomprensibile slittamenti semantici anche nel privato. Con chi riusciva a dire “unica” a due persone nello stesso giorno. O definiva le stesse cose “immensa gioia” o “irreparabile errore” a seconda degli interlocutori.
Voglio il bianco e nero. Rassicurante e totalitario. Quello dei tasti che sanno suonare la stessa musica ovunque.
E il vero senso delle parole. Come quando mi chiami “piccola mia…” e io mi sento una Grande ...:-)

 

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venerdì, 18 gennaio 2008

Asmallworld…

Successo ieri. Aula magna di una prestigiosa facoltà milanese. Terminati i lavori dei conferenzieri, sto per scappare verso più ameni impegni.., quando C. mi blocca: “ Marina, devo assolutamente presentarti la sovrintendente Tizia Caia (seguono titoli vari). Le ho accennato del tuo progetto del Museo Del Mare a La Maddalena e potrebbe darti una mano a realizzarlo”
Conscia della pervicacia dell’interlocutore e del fatto che un mio motivato dissenso mi sarebbe costato in termini di tempo ed energie molto più di un placido assenso, mi lascio condurre. Con tutto il disincanto verso questi riti inutili che si consumano in una stretta di mano, frasi di circostanza e reciproci retropoensieri (soprattutto quando fra donne..) di presuntuosa superiorità.
Ma Lei: “Marina S., sei prorio tu!! Dio che bello ritrovarti qui!"
Io: “ Gia…… Davvero una coincidenza incredibile ( inutile dire che annaspo nel buio più totale, attendendo di inciampare in un particolare qualsiasi che me la renda familiare… al momento il look esclusivo, i titoli, mi facevano presumere un contatto virtuale in un sito esclusivo…)"
Lei: “Come stanno i tuoi bambini? E il grande? Suona ancora?”
Io: (Il mio unico indizio evapora… Mi conosce. E anche bene. E benché abbia a occhio e croce almeno vent’anni più di me, delle due la rincoglionita sono io…)
Credo che a questo punto la smorfia ridicola del mio volto, più simile ad una paresi permanente che ad un sorriso di plastica, l’abbia indotta a porre pietosamente fine al mio palese disagio.
Per cui: “ Ah, l’estate 2005! Che bei ricordi! Che bella settimana di Immaginazione e Cultura ci avete regalato tu e Stefano! E in quale scenario! L’immaginazione non effetto speciale ma necessità sociale.. me lo porto ancora dentro questo tuo slogan… Sentiamoci… Mi parlerai di questo Museo Del Mare, ma sappi fin d’ora che qualsiasi progetto partorito dalla tua immaginazione avrà il mio appoggio”
Ringrazio, saluto, corro felice verso altri impegni, pensando: Piccolo il mondo… Ma grande Marina! Immagini dunque PUOI!

PS: Gli iscritti al Seminario del 2005 erano 120. Gli insegnanti due… Ovvio che per loro sia più facile che per noi ricordare. Solo per smentire l’ipotesi di rincoglionimento. :-) 

 

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lunedì, 14 gennaio 2008

Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior...

Rieccomi.
So che siete abituati a sentirmi parlare di tacchi a spillo e completini intimi. E invece oggi parlerò di rifiuti. Umani e non.
Reduce da un fine settimana a Cagliari fitto di incontri politici. Ma di guerriglia soprattutto. E dovrei forse ritenermi fortunata, visto che io ho subito solo attacchi violenti sì, ma verbali o sulla carta stampata. Soru invece fisici... 
Un fine settimana trascorso a stupirmi di quanto potere abbiano l’egoismo e le mistificazioni della verità. E le manipolazioni della stampa.
Possibile che sia così difficile sentirsi solidali generosi e nel contempo responsabili nel far politica?
Possibile che ci sia una tale guerriglia politica e  armata per una quantità di rifiuti smaltibile (visto che siamo da tre anni una regione all’avanguardia nello smaltimento e riciclaggio. Sottolineo.) in 6 ore e continuiamo orgogliosamente a tenerci sotto il culo uranio impoverito scorie di sommergibili nucleari e altre cosine non smaltibili...? Ah già quelle non si vedono. Ma le leucemie i cancri alla tiroide e i neonati anencefalici si vedono eccome, cazzo. Sempre più spesso.
Possibile che sia così difficile capire che se c’è uno che annega e ha bisogno di aiuto e uno sa nuotare ( e sottolineo il “SA NUOTARE”. Cioè Possiamo farlo. Ne abbiamo i mezzi. Non è un atto di irresponsabilità politica), è evidente che non bisogna perdere tempo. È nostro dovere dare una mano.
E questo il sunto dei miei contestatissimi interventi nelle sedi istituzionali e pubbliche.
E oggi si respira aria da day after. E io sono spossata.
Dovrei forse mollare tutto, come mi dice a giorni alterni Dani perché mi vuole bene. E smettere di avere la pretesa di cambiare il mondo. O, cosa ben più difficile, di far pensare la gente. La maggior parte non pensa. Crede di farlo, in realtà quello che chiama “pensare” è solo un riorganizzare all’infinito i propri pregiudizi.
O dovrei continuare ad essere esattamente così. Come mi dici ogni ora tu… Che sei così sicuro che io sia la migliore che prima o poi finirò per crederci. Che mi dici che “il tempo è galantuomo” e dispensatore di verità. Che mi dici che sono una grande e poi mi chiami “piccola mia…” :-)

Te non voglio smaltirti ecco.


 

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