"Amici. Non ci sono amici"...
Uno di quei giorni in cui fatichi a capire quali siano gli amici e quali i nemici. Ammesso che esista differenza.
I veri amici si riconoscono nel momento del bisogno, come recita il luogo comune, o piuttosto nel momento del successo? Quando cioè dovrebbero essere orgogliosi di te e non vistosamente invidiosi di vederti ottenere riconoscimenti anche in ambiti lontani dal tuo?
Sono forse quelli che ti dicono: “Cazzo, sempre dieci piani più in alto tu vero, riesci sempre in tutto, chissà come mai…” e ti girano le spalle con aria livida? O che aggiungono delusi: “E quando l’indicazione arriva a Veltroni vuoi vedere che ce la troviamo anche capolista..?”
E tutto questo perché mi è stata proposta una candidatura, da me gentilmente declinata, anche se, ammetto, dopo aver lasciato parlare tutti ed essermi compiaciuta narcisisticamente di essere l’unico dei tre nomi su cui tutti convergevano, dagli alti vertici politici alla votazione dei 500 componenti l’assemblea. Ma declinata. E con fermezza.
Io sono quella che lavora. Quella delle battaglie generose e donchisciottesche. Contro la base USA ad esempio. Che poi paradossalmente si vincono. Quella che sgobba nella commissione e nel comitato ristretto statuto nonostante demita.., che non cede fino all'ultimo sul famigerato articolo 22.., non quella che sgomita nel momento delle spartizioni. Questa immagine dev’essere chiara. Estremo snobismo protagonismo e narcisismo anche nel rifiutare per preservare l’immagine se vuoi, ma tant’è.
E poi ovviamente ieri notte profluvio di telefonate e sms per giustificare. Ma telefono muto. E lo sarà d’ora in poi per loro...
Non mi abituerò mai alle brutte persone.
Né purtroppo loro a me.





