Sono democratico quindi decido IO (parte terza...)
Continuo a credere di essere l’unica a non aver capito il sottile doppio senso di questo slogan quando mi sono lasciata coinvolgere nell’avventura politica.
Non è politically correct, mi si dice da più parti, ma, a giudicare dai nomi delle liste, l’intento del PD è quello di perdere questa tornata elettorale.
Carlo mi dice di calmarmi, che mi si addicono di più i tempi lunghi della riflessione che quelli affannosi della protesta, ma le molte sollecitazioni non mi permettono di riflettere ulteriormente, e forse ragionare «a caldo» può far perdere in precisione ma guadagnare in passione.
Cristina e Gianvito mi guardano stupiti perché sono incazzata più che depressa, e mi dichiaro piena di idee e iniziative (di protesta).
Soru, lapidario come sempre, mi dice solo che dopo aver io rifiutato una candidatura ho perso ogni diritto di critica sulle liste. Beh, io penso di averlo lo stesso.
Inebriamento da opposizione? Reazione isterica? Incoscienza?
Forse non sono un politico, perché l'opposizione non mi spaventa e non confondo il perdentismo masochista con la difesa di idee non maggioritarie. O perché trovo che la giustizia di un'idea, non la sua vendibilità, sia il motore di qualsiasi trasformazione. Ma dato che “la sinistra delle grandi strategie” ha deciso con siffatte liste di dilapidare il voto di metà del paese, provo a dare qualche modesto consiglio anche qui a questo PD di cui faccio parte (faccio parte?? n.d.r. )
Il primo: tu, dirigente di sinistra, non provare ad imitare e così riabilitare Berlusconi per legittimare una sconfitta non tanto fastidiosa purché ci siano dentro quelli che di noi contano... Hai già fatto moltissimo per lui, non esagerare!
Il secondo, ingeneroso ma non troppo: alcuni dirigenti DS e Margherita avrebbero fatto bene a tornarsene a casa, o in barca... E lasciare spazio a nuove energie. Sarebbe stato dignitoso. Ma forse chiedere dignità è chiedere troppo.
Il terzo. Mettetevi a dieta di televisione. La televisione è depressa e depressiva, abbassa le speranze, i desideri, le differenze fertili della società e affidare a lei il novanta per cento della discussione politica significa perdere oggi e domani. Il mio anticatodismo sarà forse un'ossessione, ma la vostra dipendenza dal video è anche più patologica e dannosa. Credo non sia un caso che la sinistra, abbia in passato vinto dove ci sono più luoghi di discussione comune, meno vippismo teleromanista o milanocentrico. Anche la sinistra alla fine ha una decina di padroncini, e insieme a quelli della destra occupano il novanta per cento della cosiddetta infosfera. Ritorna a discutere paese per paese e città per città e riduci il consumo di dibattiti televisivi. Siete intossicati di Vespa, uscite dal tunnel. E smettetela anche coi consiglieri di immagine che vi mollano alla prima sconfitta, e coi guru americani. Al massimo imparate dal cavaliere che prova a vincere con pochissimi mezzi: dieci chili di fard, qualche lifting, qualche migliaio di milioni di promotion.
Incazzarsi e avere speranza nei momenti difficili credo sia il primo motore non solo di un'anima di sinistra, ma di chiunque non consegni la sua vita a un padrone. Io, tutti noi, dobbiamo la nostra libertà a persone che hanno avuto tanta rabbia e speranza in momenti difficili.





